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Réfer. : AL0421
Auteur : Vittorio de Cesare.
Titre : La Antiche Vie della Alchimia.
S/titre : dall'Opera Medievale di Bonaventura D'Iseo. "Sulla natura e la generazione dei metalli e loro virtû".

Editeur : Editrice Atanor. Roma.
Date éd. : 1973 .




**** A T T E N T I O N ****

Ce document étant sujet à droits d'auteur, n'est composé que du début, et des tables éven-
tuelles. Reportez-vous aux références ci-dessus
pour vous le procurer.

**** A T T E N T I O N ****



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Le Antiche Vie dall' Alchimia
DALL'OPERA MEDIEVALE DI BONAVENTURA D'ISEO
"Sulla natura e la generazione dei metalli e loro virtû"

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editrice - Atanor - roma

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Proprietà letteraria riservata della Casa Editrice "ATANOR"




Casa Editrice ATANOR - Roma - Via Francesco Siacci, 8
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Traduzione, prefazione e commento di Vittorio di Cesare Grafica Sergio Baron
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PREFAZIONE

Sull'Alchimia fin dai tempi della sua prima comparsa in Europa è stato scritto molto e suppongo ancora molto si scriverà
nonostante qualche moderno trattato pretenda d'averne svelato
tutti i segreti.
Comunque i documenti che rimarranno per sempre gli unici testimoni veramente degni di fede di questa Dottrina sono quelli
che videro la luce per primi, all'epoca cioè della sua diffusione
nel mondo cristiano.
Amata, diffamata, perseguitata, l'Alchimia è sopravvissuta fino ad oggi con i suoi simbolismi misteriosi ed il suo contenuto
indubbiamente morale e solo in questi ultimi tempi ci accorgiamo
che l'uomo, frastornato da un tour de force quotidiano che
lo spersonalizza e da una convivenza con il suo simile sempre più
difficile, cerca di riconquistare quanto ha perduto della sua vecchia
natura ritentando a volte la strada intrapresa dai primi Maestri
per ritrovare la Chiave perduta della nostra esistenza.
Una famosa scuola di alienisti dei quali Jung fu il capo, intravide nell'Alchimia un antico mezzo d'autoanalisi la quale
finalità era quella di sposare l'Animo e l'Anima dell'uomo, due
entità ben definite della sua personalità.
Anche se questo proponimento non rappresenta il Tutto della Grande Arte è pur egualmente un riuscito tentativo di concretizzare

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in una realtà moderna il contenuto di una filosofia che
altrimenti resterebbe lettera morta e questo nonostante esistano
altri esempi nei quali s'intravede il tentativo di far rivivere antiche
filosofie facendole fuoriuscire dall'unico ruolo loro imposto
quali bagagli culturali per liceali.
L'esempio più grande lo donò il grande filosofo Jacques Maritain che riusci a concretizzare la filosofia di S. Tomaso
d'Aquino, portandola come "Modus Vivendi" in una società oramai
aldilà di qualsiasi apprezzamento di filosofie esaltanti lo spirito
umano.
Riproponendo alle stampe questo antico manoscritto ho quindi voluto ridare alla luce un documento originale, senza per
questo intessergli attorno troppe argomentazioni, lasciando cioè
a chi legge il giudizio sulla Dottrina Esoterica che filtra dalle
parole di frate Bonaventura d'Iseo.
Possa dunque il mio lavoro servire a qualcuno!
Vittorio Di Cesare





















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"Tramandare nel tempo la conoscenza degli antichi Saggi in modo che il Verbo diventi azione è il fine che ispira i simboli dei Maestri, ed il fragile contatto che nei secoli mantiene vivo questo ricordo rimane la stampata pagina di un libro, l'insondabile mistero di un'Allegoria. E quando occhi e mani sfioreranno di nuovo quei messaggi scritti da tempi remoti, il miracolo sarà compiuto".
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INTRODUZIONE

Se volessimo tracciare un quadro completo del la vita dell'Autore di questo originale trattato alchemico, non basterebbe
un intero libro per raccogliere le molteplici azioni compiute nel
suo lungo servizio terreno di umile Ministro di Dio. Fra Bonaventura
nacque, secondo le cronache, nel 1180 ad Iseo, un ridente
paesello sulla sponda dell'omonimo lago ed accolto ancor giovane
nell'Ordine dal suo coetaneo S. Francesco, per la cultura
posseduta e la sua innata cordialità fu sempre scelto per rivestire
incarichi di Amministratore di alcune delle tante Tenute francescane,
allora i baluardi della cristianità messa in pericolo dalle
vicissitudini delle invasioni arabe e dalle discordie fra la Chiesa di
Roma ed alcuni sovrani europei.
L'opera svolta dal frate, quale Ministro della Chiesa, si svolse infatti in un periodo molto duro della storia medievale. Mentre
percorreva l'Italia per andare ad amministrare la Provenza
(1225-30) o Genova (1232-39) o le anime della regione governata
da Bologna (1239-42) i Comuni erano insanguinati dalle lotte
fra le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini divisi nel sostenere l'Imperatore
Federico II o l'allora Papa Gregorio IX in lizza per il
prevalere dei loro poteri.
Instancabilmente Bonaventura d'Iseo percorse in lungo ed in largo le lande da lui amministrate e nel 1245 fu persino a
Lione per seguire il famoso Concilio Ecumenico nel quale Innocenzo
IV, continuando la lotta intrapresa da Gregorio IX, pose la
scomunica all'Imperatore nonostante questi fosse stato difeso dal
noto Taddeo di Suessa, amico dello sfortunato Pier delle Vigne.
In questo periodo denso di fermenti politici e religiosi, il Nostro ebbe occasione di conoscere molte personalità del mondo
culturale e specialmente quando dal 1248 al 1256 ebbe l'incarico
di Ministro della Marca Trevigiana o Veneta.
Venezia era allora un importante centro di scambi con l'Oriente ed in essa affluivano tutti i viaggiatori che tornavano
dalle terre conquistate dai Crociati cosi che soldati, missionari,
mercanti e dotti formavano un'accolita variopinta di personaggi
che affollavano le strade ed i moli della Repubblica.
Dai loro viaggi in Oriente portavano sempre qualche piccolo
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Parte Prima
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J. H. C.



Questo è il libro della Compostella contenente i molti studi e gli esperimenti fatti da fratello Bonaventura d'Iseo dell'Ordine
dei frati Minori Predicatori del Convento di S. Maria e da lui
stesso composto in tutte le sue parti onde far conoscere dell'Alchimia
i molti elementi medicamentosi.
In questo libro insegnerò fra le altre cose la Dottrina dei Dotti, ovvero la buona Sapienza, che, come dice S. Giovanni, è
di proprietà di tutti in quanto "ogni uomo ne è degno o possiede
le facoltà di fare il Lavoro con amore" (1).
Onde da questo si può ottenere marchi ed Argento in gran quantità similmente a metalli preziosi mentre ogni naturale desiderio
potrà essere esaudito senza paura o modestia. Ma ricorda
che tale Opera non è completa se ad essa non vi saranno da
complemento l'Arte del Fabbro per la forgia dei metalli, l'Arte
del Vetraio per la foggia del vetro, tutte opere necessarie acciocchè
di tutto il parlare che si farà non se ne faccia falsità o
vaniloquenza.
E' quest'Arte lieve e grave, lunga e breve, povera e lucrosa lavoro per adulti paurosamente faticoso, nonchè chiara ed occulta
perquanto aperta alla conoscenza di tutti. Nonostante però sia
chiara ed aperta alla conoscenza di tutti si deve dubitare delle
dichiarate doti degli esperti o reputati tali tant'è vero che io
stesso con molti dubbi studiai e consultai i molti libri scritti da

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questi autori nonchè quelli degli esperimenti Ermetici fino ad
osservare di persona moltissimi esperimenti di Magia per la qual
cosa fui dotto profondamente informato e considerato dottore
del l'Arte.
Questo libro è dunque un buon brillare di grandi verità scritto per allontanare per sempre ogni lontana falsità od errore
precedente e nel comporlo fui deferente al dubbio ed attento
agli inganni, nonostante nessun menzognero sappia ciò che so io.
Noi saremo grandi afferrando a buon fine, con l'anima da fanciulli, tutto ciò che di antico fu lasciato ad insegnamento
dell'uomo per migliorarlo nelle sue qualità si che a sua volta lo
insegni ad altri come d'altra parte dice Salomone: "di ogni
sapienza se ne deve fare Dottrina onorata e di ogni lucro
perdizione dopo morte" od ancora, "ogni mortificazione vivifica"
poichè devi tener presente che non sempre avrai il favore
dei tuoi simili.
Grazie a Dio l'Arte è diffusa in ogni dove ed in tutta perfezione, sia piccola che grande, tanto da poterla riconoscere
con i cinque sensi del corpo anche qualora tu voglia eseguire con
questi esperimenti il modo di fare Oro ed Argento senza inganni
o falsità, e non aver timore d'essere tacciato d'infamia per questa
tua produzione se sarà però nel tuo intento farlo senz'odio od
invidia maligna.
Infatti quest'Opera, regolare e preziosa, è ottenuta semplicemente dalle arti occulte dell'ingegno (2) e bada per questo di
difendere il segreto della sperimentazione perchè insegna l'Arte
della preparazione dell'Argento nuovo dal colore chiaro, puro da
ogni impurità.
Vi sono dunque diversi modi per esaminare le migliori qualità del metallo ottenuto, oltre alla prova del colore. Infatti si
può sottoporre l'Oro e l'Argento a molte prove della verità che
ne discernono quello vero da quello falso e fra questi modi vi
saranno la vista, l'odorato, il gusto, il tatto e l'udito ed altre
ancora quali la prova di tenerezza di fusione, di lega metallica,
perseveranza del colore, odore acro qualora trattati con acidi di
pietra, l'osservazione della granulosità quando li si spezza, la
duttilità all'incisione.
Che al fuoco di fusione fondano egregiamente e si combustino imponderabilmente; che il colore ottenuto dalle operazioni

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Parte Seconda
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IL MAGISTERO ALCHEMICO

Innanzi tutto devi preparare un'acqua che riesca ad estinguere e mollificare i metalli e per questo devi preparare nella
seguente maniera:
miscela Olio di Crepini da 2 a 2 con Ocra 2/1 e 1/2 di Euforbia con 2/1 1/2 di cera chiara o da 2 a 2. Incorporali sul fuoco e
fanne una pallottola quando il fuso sarà diventato duro e malleabile.
A questo punto porrai la pallottola in Gomma Arabica ed 1/2 di terra contenente Pece Greca e solo quando i composti cangieranno
di colore diventando una polvere impalpabile tu aggiungerai
gli ultimi componenti che sono: il Sale Alkalino, il Sal Gemma
e l'Olio di Tartaro.
L'acqua occorrente alla tua Opera sarà quindi ottenuta dalla distillazione di tutti questi elementi.
A questo punto per la Dolcificazione dei corpi opera secondo la regola.
Calce d'Alkali e Tartrato s'imbevono di urina e della polvere se ne fa una pillola che ha il potere di fondere il Ferro e
dolcificare il Rame.
Similmente se aggiungi succo bianco, in piccola quantità, ad Arsenico ben trito in un vaso posto a fuoco lento otterrai un
unguento che posto sul metallo fuso lo indolcirà.

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Per indolcire qualunque corpo con il Borace dovrai invece fare in quest'altro modo.
Prendi del sale e polverizzalo sottilmente dopo di che gli aggiungi Sale d'Arsenico e li impasti entrambi su di un piano di
marmo in modo da donare loro una forma di amigdala. Questo
sopra ogni volume di metallo lo indolcisce.
Ancora, prendi Olio d'oliva, olio di Trementina ed l'Olio Saturnico in liquore. Questi olei servono per estinguere i metalli
mollificati similmente all'Olio di Crepini che li dolcifica se estinti
in esso. Quindi opera secondo questa Opera.
Calcina del Sale Ferrico con uno di questi preparati e come è calcinato immergilo nel dolce succo di Giusquiamo e spruzzalo
con aceto forte. Poni in acqua chiara dolce questa abluzione ed
aggiungigli terra fine ed impasta con albume d'uova fino a farla
diventare una dura pasta.
Poni la pallottola cosi ottenuta in un vaso ricoperto da tre tuniche di Luto dei Fisici e mettilo poi sull'Atanor per 5 giorni
circa, fino cioè a veder cotta la pallottola. Estrattala romperai la
scorza di Ferro che la ricoprirà, formatasi durante l'operazione e
nel nucleo troverai uno splendido corpo d'Oro.
Bada pero che il frutto di questo lavoro non sia venduto a nessuno poichè l'intera Operazione è un segreto e tale deve rimanere,
quantunque quest'Opera esiste in Natura a complemento di
tutte le perfezioni. Deo Grazias








(N.d.T.) Sembrerebbe che gli abbondanti riferimenti a composti che indolciscano il metallo siano in realtà dei modi di
preparare quei famosi corpi cerosi, sovente menzionati negli
scritti Ermetici, serventi a proteggere la Polvere di Proiezione
dall'esalazioni del metallo fuso quindi per farla giungere integra
nel cuore di tale fusione. Quando Helvetius (1) si provò a trasformare

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**** A T T E N T I O N ****

Fin du texte de ce document, ce document étant sujet à droits d'auteur.

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NOTE DELLA PARTE PRIMA
1. La Capra era il simbolo del fuoco innato in tutte le cose generativo del
Calore Vitale.
2. La Quercia era considerata l'albero sacro di Giove e per questo suo
probabile sinonimo, mentre le ceneri ne contenevano l'anima del dio ed i suoi poteri. 3. Probabilmente uno strumento antesignano della moderna caffettiera
"Napoletana". 4. Vi sono contenuti gli stessi significati della nota 2.
5. L'Alkitram è il nome arabo del Katrame.
6. Il "Veneziano" era un tipo di moneta in corso al tempo di Bonaventura
d'Iseo. 7. Musadir, detto anche Sale Ammoniaco.
8. Lo Zolfo Vivo od i solfuri di Zolfo erano chiamati Kibrik, cioè col
loro nome orientale. 9. Specie di gomma o di resina.
10. Sal Grume era il nome del Bitartrato di Potassio.
11. Zafferano.
12. Tusiasi: lo Zolfo Vivo originario della Tuscia l'antico nome etrusco
della Toscana. 13. Il Coclear Ferrico altri non era che un bastone di ferro che serviva per
rimestare gli amalgami nei recipienti di coltura. 14. Il Miele, "Mellis", ebbe una piccola parte nell'Alchimia per via delle
sue proprietà: infatti era usato nella Cibazione per evitare la putrefazione della Materia attingendo questa credenza dagli antichi imbalsamatori egizi che lo usavano per impedire la corruzione dei cadaveri. 15. Un altro tipo di moneta in uso al tempo in cui fu scritto il libro.
16. Unità di misura medievale.
17. Calcanto o o Calcotar era il nome dell'Ossido di Ferro detto anche
"Capo Morto". 18. Il Discensore era una sorta di strumento che serviva per distillare le
sostanze che erano labili al fuoco diretto, infatti qui veniva posto sopra al coperchio ben sigillato. 19. Il Rame ebbe diversi nomi e Calcute fu uno di questi meno usati.
20. In questo caso per "Frigidità" Bonaventura d'Iseo intendeva il freddo
in generale.
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NOTE DELLA PARTE SECONDA
1. Helvetius, famoso alchimista del 1600 lascio oltre alle testimonianze
sulle "Trasmutazioni" una serie di disegni raffiguranti delle medaglie ottenute dall'Oro alchemico sulle quali incisi vi erano dei molti e dei disegni contenenti il segreto della loro origine. 2. Qui per "Cristallo" Bonaventura d'Iseo intendeva un vaso di cristallo
puro. 3. Anche il "Carlino" fu una moneta molto nota in uso fino al 1800 nelle
varie provincie d'Italia. 4. Tuzia, nome del Cadmio e dell'Ossido di Zinco originario anch'esso della
Toscana. 5. Nell'Indostan era chiamata Balaxio una varietà di rubino molto preziosa.

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Finito di stampare nel mese di Dicembre 1973 presso la Multigrafica Editrice s.r.l. - 00152 Roma - Viale dei Quattro Venti, 52
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